Melissa Ronconi / Econchic

16 dicembre 2013 · Rossella Boriosi

La perdita improvvisa del lavoro, una lettura giusta, un viaggio a Milano e uno a New York. Nasce così la Econchic di Melissa Ronconi.

Melissa Ronconi ha 31 e si dichiara orgogliosamente perugina. "Sono nata qui e non ho mai desiderato andarmene. Sapevo che dalla mia terra avrei riavuto indietro tutto lo studio e l'impegno profusi". Perché questo accadesse, Melissa ha preso in prestito un'idea nata oltreoceano e adesso è titolare di una swap boutique.

Melissa, qual è stato il percorso che ti ha portato all'apertura di una spazio dedicato al baratto?

Assolutamente casuale. Sono giornalista pubblicista e collaboravo con il quotidiano Corriere dell'Umbria come corrispondente di zona. Poi, all'improvviso, mi sono trovata senza lavoro. Passavo gran parte del mio tempo libero su internet per approfondire le tematiche legate all'ecologia, al riutilizzo, al baratto. Ho scoperto così l'esistenza degli swap party, realtà consolidate in nordamerica ma quasi sconosciute in Italia. Contemporaneamente – perché le cose non accadono mai per caso – mi sono imbattuta nel libro "I love swapping" della giornalista Marina Martorana. Alla fine della lettura, ero sufficientemente motivata da volerci provare.

Come ti sei mossa?

Non ho improvvisato. Ho passato qualche settimana a Milano, dove gli swap party venivano già praticati, dopodiché sono volata a New York per una sorta di upgrade. Volevo rendermi conto personalmente del loro funzionamento e capire se lo swap avrebbe potuto funzionare anche in una realtà provinciale come Perugia. Rientrata in Italia, ho coinvolto un'amica nell'avventura e abbiamo dato inizio ai primi parties.

Come funziona esattamente uno swap party?

Ogni persona è invitata a portare 5 pezzi di abbigliamento o accessori, ai quali vengono associati dei crediti in base a stile, usura e griffe. Il baratto dipende dai crediti ottenuti, così da mantenere l'equilibrio nello scambio.

Dove organizzavate i primi eventi?

All'inizio nelle sale degli Hotel, accompagnandoli a piccoli buffet. Il successo è stato immediato e ben presto abbiamo trovato sponsor e inviti da parte di associazioni culturali, accademie e location private, come la bellissima Abbazia dei Sette Frati di Pietrafitta. Infine siamo approdate alle manifestazioni tematiche come Echogreen, Perugia Green Days, dove abbiamo allestito uno spazio swap di due giorni, e Festambiente Umbria http. Sino a quel momento avevo considerato gli swap party come una sorta di analisi di mercato: il successo dell'iniziativa mi ha convinto che i tempi erano maturi per un ulteriore passo avanti, cioè l'apertura di uno spazio fisso, per lo scambio permanente. Così è nata la mia prima swap-boutique: Econchic.

Nome curioso!

È dato dall'acronimo di ecologico, economico e chic, ma ha anche una seconda chiave di lettura. In inglese, infatti, suona come "ecologic and chic".

Parlami di Econchic.

Aprendo il mio negozio, sono rimasta fedele ai principi di riciclo, restauro e riutilizzo. L'arredo mi è stato ceduto da un'amica che voleva disfarsene e l'ho restaurato personalmente. I nostri espositori sono ricavati da pallet e cassette di legno per la frutta, dipinti e impilati; il camerino è realizzato in cartone ondulato, i cassetti sono rivestiti con stoffe di scarto, gli stessi cartellini dei capi e le shoppers sono ricavati da giornali e scatoloni. Prima dell'orario di apertura valuto i capi che ricevo e separo quelli destinati al baratto da quelli che verranno venduti.

Come evolverà la tua attività?

Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo, anche per via dell'aspetto sociale, di incontro e intrattenimento che lo swap comporta. Voglio incentivare questa componente ludica mettendo il mio spazio a disposizione per workshop sul riuso e riciclo e per la presentazione di libri sui temi dell'ecologia. L'attività si presta a essere modellata per ospitare piccoli laboratori ed eventi. Insomma, voglio fare di Econchic un luogo in cui la gente desidera passare il suo tempo libero nei freddi pomeriggi invernali.

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