Uncò | Le interviste » Lisa Lau

16 dicembre 2012 · Isabella Sacchetti

Un progetto è davvero finito quando non puoi più togliere niente. Intervista alla stilista-architetto Lisa Anderlini.

Lisa Anderlini ha 35 anni ed è nata a Roma. La cosa che più la rende felice nella vita è viaggiare. “L’ho imparato fin da piccola che conoscere luoghi e culture diverse è bello e apre la mente. Viaggiare e dare forma alle idee sono le due cose che mi fanno sentire più libera”. E’ una creativa e nello specifico si occupa di “clothing design”. A lei piace definirlo così perché ciò che conta di più è l'idea e la linea stilistica, l'iter progettuale. La moda c'entra, ma in maniera marginale. Ciò che le interessa è il concetto di abito come costume, ossia come rappresentazione della sfera interiore di chi lo indossa. “L'abito fa il monaco secondo me, ma anche se avessi disegnato maniglie per le porte o qualsiasi altra cosa lo avrei fatto con gli stessi principi”. Il suo brand si chiama LAU e l’idea le è venuta di ritorno da un viaggio a New York, anche se la sua attività lavorativa ha quasi sempre ruotato intorno a questo.

Lisa, hai un background piuttosto vario e eclettico: una laurea in bioarchitettura, l’interesse per la serigrafia, la tipografia. In che modo tutte queste esperienze sono convogliate nella moda e nella creazione del tuo brand?

Credo che ogni individuo sia una multidentità e l'eclettismo in cui si esprime la mia parte sinistra del cervello ne è la prova. Sono convinta poi che in qualche modo qualsiasi esperienza che si fa, magari anche fuori da ciò che ci riguarda direttamente, prima o poi ti torna utile. Così come studiare architettura mi ha insegnato ad amare il processo creativo in tutte le sue fasi: un’intuizione diventa un’idea e poi attraverso mani e materia l'idea si trasforma in un oggetto, da indossare in questo caso. Così l'interesse per la tipografia mi ha insegnato la dedizione e l'amore per la grafica, e la serigrafia in generale mi ha formato su una mia personale idea del bello e sulla meticolosità del lavoro.

Dicci della tua collezione a 4 dimensioni XYZT

Tanto della mia ricerca parte da un interesse per la geometria e la matematica.

Anche la tecnica, intesa alla greca come "téchne", è una riflessione centrale nel mondo di LAU (da questo concetto per esempio si è sviluppata la prossima collezione “Prometheus” in uscita per la ss13).

Siamo inoltre in un momento in cui la scienza va verso l'astrazione totale per rispondere alle solite domande. Ora come ora si guarda al tempo come una variabile, esso cambia in riferimento al punto di vista dell'osservatore, così come cambiano le coordinate di un punto in riferimento al sistema nelle quali vengono misurate. Il tempo entra così a far parte di una dimensione fisica. Ho partecipato a una conferenza scientifica il cui l'argomento era “il tempo”, in cui si affermava che "ci accorgiamo dello scorrere del tempo solamente dal divenire delle cose. In realtà esso non esiste ma è solo una successione di configurazioni spaziali.." ed è nata XYZT, come mio piccolo contributo alla questione. Tutto quello che mi ruota attorno prima o poi finisce in LAU.

Come mai linee geometriche rigorose e minimali per le tue creazioni?

Ho in mente una citazione alla quale non so attribuire la paternità: "...un progetto è veramente finito quando non puoi più togliere niente..."

Solo T-shirts dal taglio lungo e colori bianco e nero?

Sono già tre caratteristiche! Per la prima collezione sono voluta ripartire da zero, dalle forme geometriche pure, dal bianco e nero, riassunto e negazione di tutti gli altri colori. Disegno una linea di "Tops" ( il termine t-shirt non è del tutto appropriato), mi piacciono anche le mezze misure.

E il tessuto? Sono capi adatti a tutte le stagioni?

Finora ho lavorato solo con l'estivo, per varie ragioni, ma vendo le mie cose anche d'inverno: credo che LAU sia più legato al concetto di occasione speciale o maglietta preferita. Per il momento ho scelto il jersey perchè in generale mi piace l'idea di sviluppare fino in fondo tutte le possibilità che ha un materiale.

Ci spieghi step by step come realizzi i tuoi capi?

Le intuizioni mi vengono spesso quando sono in viaggio, quando cambio aria svuoto la testa per metterci delle cose nuove. Il processo creativo di LAU è un brainstorming totale che coinvolge più aspetti: è fatto di tanta ricerca, che mi aiuta a maturare l'idea. Molta della mia progettazione è subito pratica; disegno e taglio insieme i primi prototipi per vedere se il tessuto si comporta realmente come ho immaginato. Questo continua anche per mesi, fino a che non ottengo la sintesi dell'idea originaria: a volte il progetto cambia in corso d’opera e l’arrivo è diverso da quello prefissato in partenza. Adoro tutto questo, è coinvolgimento emotivo puro. A volte per giorni non riesco a pensare ad altro.

Le teste delle tue modelle coperte da figure geometriche mi hanno vagamente ricordato i manichini senza volto di De Chirico, surreali e fuori dal tempo. E’ una scelta puramente stilistica o c’è dell’altro?

Entrambe le cose. In realtà non ho mai pensato a De Chirico per quelle foto. Si è trattato più che altro di un’esigenza di azzerare i contenuti rispetto al tema della collezione (quindi spersonalizzare i volti e inserire degli elementi geometrici).

Ogni giorno siamo influenzati da un sacco di cose che assorbiamo, magari anche indirettamente. Siamo il risultato di molteplici influenze e nemmeno noi sappiamo troppo riconoscere da dove vengono.

Solitamente come promuovi le tue creazioni?

Lavoro con un distributore che si occupa dei negozi e naturalmente tramite il sito, un blog e i social network.

E tu indossi i tuoi abiti?

Certo!

Dove possiamo trovarli?

Sarà ufficiale sul sito da circa metà febbraio, non appena la nuova collezione sarà fisicamente nei negozi!

Un po' di suspance ancora!

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