Uncò | Le interviste » Enrico Grigoletti

14 dicembre 2012 · Alessio Sartore

Lavora nella moda ma il suo lavoro se l'è inventato. E' questo che ci piace. Enrico Grigoletti.

Mi taglio i capelli, sfoglio Rolling Stone perchè dove vado a tagliarmi i capelli siamo tutti così fighi che ti allungano Rolling Stone e un caffè finchè aspetti. Insomma all'indice vedo Enrico Grigoletti. Allora gli scrivo e lo intervisto. Enrico lavora nella moda ma il suo lavoro se l'è inventato, ecco perché ci piace. Enrico poi ha un magazine, Contemporary Standard, con un grande pregio: una poetica definita. Enrico Grigoletti.

Enrico, qual è il tuo lavoro?

Difficile riuscire a dare un'etichetta al mio lavoro. Posso dirti che sono consulente freelance e mi occupo di contenuti (la parola "contenuti" la sottolinea, ndr) legati al mondo della moda e del design, dalla produzione alle modalità di comunicazione degli stessi.

Quando hai deciso di fare questo lavoro? Qual è stato l'istante?

Ho iniziato in maniera spontanea nel 2006 fondando un blog sullo streetwear assieme a due amici (uno dei due è Pietro Firrincieli, intervistato qui, ndr) che alimentavamo a tempo perso con le nostre passioni e con le cose che ci piacevano. Poi le cose si sono evolute, abbiamo preso strade diverse e io decisi che non mi dispiaceva portare avanti il blog.

Cosa facevi al tempo?

Allora lavoravo per una multinazionale che si occupa di business consulting e lasciai il lavoro per iniziare a collaborare per una startup digitale e per continuare i miei progetti personali. A Settembre 2009 inaugurai Contemporary Standard e a Maggio 2010 decisi di dedicarmi full time allo sviluppo dei miei progetti prendendomi un periodo lontano dall'Italia e trasferendomi a New York per crearmi un nuovo network di contatti.

E intanto tenevi un piede in Italia?

Si. Nel frattempo assieme a Diego Soprana e ad Andrea Caviggia fondammo Studio Fantastico, l'ombrello a cui fanno capo tutti i nostri progetti professionali. Diciamo che non c'è mai stata una vera e propria epifania ma più che altro una presa di coscienza progressiva man mano che prendevo confidenza con metodologie, persone e processi sempre diversi.

Da quello che dici, sembra che l'importante sia creare sistemi che partono dalla passione che uno ha. Nel tuo caso, la moda.

Per me è stata una conquista importante: ritagliarsi uno spazio all'interno di un mondo chiuso ed altamente autoreferenziale come la moda non è semplice. Sacrifici e lavoro duro sono gli ingredienti fondamentali per riuscire in qualsiasi cosa...è un'idea che nessuno mi toglierà mai dalla testa e che ancora oggi vivo sulla mia pelle. Credo sia il prezzo da pagare per fare un lavoro che ti piace.

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