La Quercia 21
17 ottobre 2013 · Elisa di Battista
Un attore e un laureato in Scienze della Comunicazione si reinventano artigiani del legno. Intervista a Luca De Pascalis e Nicola Gubiotti di La Quercia 21.
La Quercia 21 è una falegnameria particolarmente creativa, che dà spazio a prodotti originali e ready-made, ovvero “cotti e mangiati”, dove a una lunga progettazione si preferiscono idee ironiche e mix di materiali. Una produzione artigiana su misura, che nasce dalla passione per il legno e da una mente (anzi due) costantemente in movimento, e dalla mescolanza di stili e materiali. Mobili, letti, mensole ma anche cosiddetti “pupazzi”, ovvero comodini, stereo, specchiere e cassettiere dalla fisionomia antropomorfa e buffa. Laquercia21 è anche spazio di co-progettazione aperto a designer e architetti, e i suoi inventori sono Nicola Gubiotti, 36enne laureato in Scienze della Comunicazione, e Luca De Pascalis, 42enne con un passato da attore teatrale.
Come nasce La Quercia 21? Avete seguito le orme di genitori o nonni?
La Quercia 21 esiste dal 2011, entrambi avevamo un nostro laboratorio dove avevamo sviluppato percorsi differenti di lavoro e ricerca. Abbiamo deciso di unire le forze e provare seriamente a sviluppare e proporre le nostre idee, che fino a quel momento erano rimaste appannaggio di una ristretta cerchia di clienti e amici. Non abbiamo nonni o genitori falegnami: la nostra formazione è cominciata da zero, iscrivendoci alla scuola Bufalini di Città di Castello, dove abbiamo conseguito il diploma professionale di falegname mobiliere. Alle spalle avevamo un'esperienza di apprendistato in una falegnameria e qualche lavoretto qua e là. La curiosità ci ha spinti verso il mondo del legno, la casualità ha fatto il resto.
Qual è il valore aggiunto della vostra falegnameria?
Una falegnameria artigianale come la nostra non ha niente di preimpostato per grandi produzioni. Questo limite si trasforma in un grande vantaggio per noi: possiamo dar sfogo a tutta la nostra fantasia e inventiva producendo pezzi unici che non hanno dietro tutta la progettazione del design industriale, ma hanno la freschezza del ready-made, dell'idea cotta e mangiata. Attingiamo da tutto ciò che ci piace senza troppe regole: design vecchio e nuovo, falegnameria classica, arte del Novecento. Le uniche regole del gioco sono: una sperimentazione costante di materiali (legno riciclato, metalli, corde, tessuti, vernici, plastiche) e una forte componente di ironia, che ci permette di citare e reinventare stili con sfrontata leggerezza.
A quali progetti vi dedicate e a quali siete più affezionati?
Tre o quattro volte l'anno dedichiamo un paio di settimane a costruire i prototipi che abbiamo in mente, in un percorso di costante cambiamento e sperimentazione di tecniche e materiali. Naturalmente i progetti più amati sono sempre gli ultimi arrivati, anche se ormai abbiamo anche noi alcuni classici. Il resto del lavoro è la progettazione e realizzazione di interni a partire dal catalogo di proposte che abbiamo sviluppato.
Definite la vostra falegnameria anche laboratorio di co-progettazione per designer e architetti: quali collaborazioni avete realizzato?
Solo per citarne alcune, abbiamo realizzato l'allestimento del museo dell'acqua di Avezzano su progetto dell'architetto Antonello Piccirillo. Abbiamo partecipato al progetto "Rethinking the product", che prevedeva la costruzione di un prototipo in collaborazione con un designer. Quindi abbiamo collaborato a diversi progetti con l'architetto Riccardo Belinci, alcuni dei quali sono ora in produzione presso grandi aziende, e poi abbiamo collaborato con l’Associazione dei giovani architetti di Terni per la realizzazione di arredo urbano in occasione del festival dell'architettura.
Cosa rappresenta per voi il vostro mestiere?
Il nostro mestiere è prima di tutto una maniera di lavorare divertendosi, cosa che consideriamo un vero lusso, dati i tempi che corrono. Da questo deriva che consideriamo il nostro mestiere anche come una forma di allegra resistenza in un mercato invaso dalla produzione serializzata e omologante, che ha relegato l'artigianato nella nicchia delle finte tradizioni per turisti.
E il legno?
Il legno è una bellissima materia da lavorare, calda, viva ed estremamente versatile per la varietà e gli accostamenti che suggerisce. Detto questo, noi non siamo dei puristi del legno: tendiamo ogni volta a ribaltare il concetto classico di mobile in legno contaminandolo con altri materiali, con il colore, con i disegni che facciamo.
Usate parecchio e bene la rete e il digitale (tra sito, social network e blog) per comunicare: molti clienti vengono da qui?
Abbiamo capito che una forma di esistenza dell'artigianato nel mercato globale contemporaneo passa attraverso gli strumenti della rete e dell'e-marketing: strumenti che cerchiamo di gestire in maniera umana, senza eccedere in bombardamento di newsletter, ad esempio. Comunque per noi sono fondamentali anche le fiere di settore, dove la gente può toccare con mano i nostri mobili.
Progetti futuri?
Vogliamo arricchire la nostra serie di "pupazzi" inaugurando una linea di prototipi di "Pupazzi parlanti", dotati di un cervello elettronico in grado di pescare musica dalla rete e di un'impianto di riproduzione audio. È in programma anche qualche gita all'estero per aprire i nostri prodotti ad altri mercati, cosa che ancora non abbiamo mai tentato.
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