Elena Colombo

3 ottobre 2013 · Irene D'Agati

Una laurea in Scienze della Formazione e un lavoro in cui nessuno credeva. Intervista alla consulente d'immagine Elena Colombo

Elena, laureata in Scienze della Formazione, ha all’attivo due master in Programmazione Neuro Linguistica ma solo in un secondo momento decide di avvicinarsi alla consulenza d’immagine e al training. Quando nessuno riconosceva l’attività di consulenza come lavoro. Sensibile al bello, alla ricerca dell’armonia e affascinata da colori e tessuti, Elena è convinta che “le apparenze sono un modo per vedere l’invisibile”.

Elena quale è il tuo lavoro?

Consulente di immagine e trainer nell’ambito della comunicazione interpersonale.

Seguo clienti privati e aziende, in un’alternanza di attività di consulenza e di formazione.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Ho iniziato con una laurea in Scienze della Formazione e, successivamente, ho conseguito i livelli Basic e Master Practitioner in Programmazione Neuro Linguistica ad indirizzo Sistemico secondo il protocollo della NLP University California.

Dalla mia attività iniziale come formatore aziendale nell’ambito della comunicazione verbale e non verbale, mi sono avvicinata alla Consulenza di Immagine formandomi presso un’accademia milanese.

In quel passaggio scoprii che il primo strumento di comunicazione non verbale, forse il più potente ed immediato, è l’immagine che viene indossata ogni giorno. Per questo la mia formazione iniziale mi ha decisamente agevolata nell’intraprendere la nuova attività.

Per affrontare la professione del consulente di immagine è necessario prepararsi, studiare, conoscere, scoprire, approfondire, sperimentare.

Sono necessarie competenze comunicative, relazionali, sociologiche, psicologiche, tecniche, abilità di coaching e di problem solving. Non basta il buongusto, non è sufficiente conoscere la moda, per me questi ultimi sono strumenti come tanti altri, non il fulcro della mia attività di consulenza con un cliente. Mi occupo di cose che spesso sento definire “frivole” ma lo faccio in modo serio, con la dovuta attenzione e preparazione.

Quando è nata la tua passione per questo settore?

Credo che ci sia sempre stata. Ho avuto la fortuna di ricevere un’educazione che mi ha resa sensibile al bello, alla ricerca dell’armonia, che mi ha sempre spronata a individuare la Bellezza nelle persone, nelle esperienze, nelle cose concrete e a trasformare in modo personale ciò con cui entravo in contatto.

Fin da bambina ero appassionata di abiti e tessuti, osservavo mia madre cucire, scegliere le stoffe, abbinare i colori, giocavo con tutto ciò che potevo trovare nel guardaroba, dovevo sempre essere io a scegliere cosa indossare e a creare le combinazioni.

Crescendo si è amplificato tutto, e ciò che da sempre sperimentavo nel mio mondo personale ha iniziato a coinvolgere altre persone.

È come se in origine ci fosse stato un saper essere innato e poi abbia maturato scelte e intrapreso percorsi che mi hanno portata a costruire una conoscenza e un saper fare professionali.

Qualcuno disse “la bellezza salverà il mondo”, ogni persona merita di vivere quotidianamente l’esperienza del bello, e io ci credo fortemente.

Ci sono delle regole del gusto universali?

Per mie caratteristiche personali e per esperienza professionale, non credo nell’esistenza di regole universali che guidino il gusto. Mi piace pensare che ogni persona, giovane o più matura che sia, possa affidarsi a un senso del gusto assolutamente soggettivo, unico, irripetibile. Ognuno percepisce il bello a modo suo e nelle strategie di scelta intervengono motivazioni impensabili, che riassumono esperienze, preferenze, necessità, abitudini e storie di vita.

Credo che più che le regole agiscano i condizionamenti, dettati dalla moda, dalle riviste, dagli ambienti che si frequentano e da tutto ciò che una società estremamente visiva possa offrire come stimolo, soprattutto nel mondo dello stile e del modo di vivere.

Molto spesso si tende a volersi uniformare agli altri, a conformarsi, è un’esigenza sociale assolutamente sana, ma è anche esageratamente appagante riuscire a personalizzare la propria vita e il proprio stile, non per gli altri, ma per se stessi.

La nostra immagine è la prima forma di comunicazione che utilizziamo per trasmettere informazioni su di noi, in che modo un consulente di immagine e personal shopper può aiutarci a comunicare nella giusta maniera?

In molti modi. Un consulente di immagine è in grado di “tradurre” racconti, caratteristiche, obiettivi e ambizioni del proprio cliente in outfit, tessuti, linee, colori, fogge, trucco, parrucco e ispirazioni stilistiche.

“Le apparenze sono un modo per vedere l’invisibile”, è una citazione di Anassagora che mi ha sempre comunicato e ispirato molto. Credo che un consulente di immagine possa aiutare il cliente a creare accordo e coerenza tra “il dentro e il fuori”, tra il visibile e l’invisibile, tra identità e materialità, realtà assolutamente correlate, le due facce della stessa medaglia, ma non è scontato che una persona riesca a farlo in autonomia.

Il consulente di immagine mette a disposizione del cliente tutti gli strumenti necessari per trasformare l’ordinario in straordinario, accompagna il cliente a comunicare in modo più efficace la sua identità.

La creazione di un’immagine passa attraverso una scelta e una gestione consapevole dell’abbigliamento, degli accessori, del trucco, delle acconciature, dei colori e della comunicazione verbale e non verbale.

Il consulente di immagine cura il dettaglio per raccontare peculiarità personali, sfumature, tratti di personalità, competenze, abilità.

Mode e tendenze cambiano velocemente, il metodo Color Me Beautiful, secondo cui si abbinano a 4 fototipi le 4 stagioni, è ancora valido?

Credo che il metodo CMB sia un possibile strumento di lavoro quando ci si approccia al cliente, ma penso anche che l’estremo tecnicismo non lasci posto a un lavoro molto più approfondito sviluppabile attraverso il colore.

Il colore è un mondo affascinante e complesso, non è possibile, secondo me, consigliare una tinta solo sulla base del fatto che stia bene o no.

Ogni colore sprigiona un’energia differente, ha vibrazione, movimento, carattere, crea effetti comunicativi, psicologici e addirittura fisici, impatta in modo molto potente su noi stessi e nella relazione con gli altri.

Non riuscirei a consigliare un colore solo perché è amico dell’incarnato e dei colori di base di una persona: devo andare oltre, tradurre umori, modi di essere, attività professionali e ambienti di frequentazione, fino ad individuare i colori del mio cliente. È interessante prendere dal metodo riferimenti e precauzioni di massima, per poi usare le palettes anche in modo stilistico, contemporaneo, creativo, personalizzato.

Ferdinand de Saussure ha detto “Ogni immagine è in realtà linguaggio”, sei d’accordo?

Mi sento talmente tanto d’accordo, che avrei voluto scriverla io questa citazione. Ogni senso utilizza un linguaggio, nel senso di simboli funzionali all’espressione e alla comunicazione. L’immagine è il linguaggio della vista. Attraverso ciò che ognuno di noi decide - più o meno consapevolmente - di indossare diviene possibile mostrare, condividere e comunicare qualcosa di sé.

In molti ambiti della nostra vita investiamo tempo ed energie per creare immagini che ci rispecchino, è una possibilità di espressione a nostra disposizione, perché non sviluppare questa meravigliosa forma di linguaggio?

Un progetto realizzato che ti sta a cuore?

Il mio lavoro. Anni fa, quando decisi di intraprendere questo percorso professionale, la maggior parte delle persone non mi prendeva sul serio.

Programmi per il futuro?

Sono creativa, fantasiosa, intuitiva, di programmi in atto o in potenza ne ho sempre una buona scorta.

Mi piace correre lungo le ali della fantasia, ma so bene che, per diventare reale, un’intuizione deve trasformarsi in una buona idea e incarnarsi in un progetto fattibile.

Oggi, mi trovo nella fase di volermi focalizzare su poche attività ben indirizzate, canalizzando energie e risorse in modo ottimale.

Per scaramanzia, in questo momento, scelgo di non dilungarmi sull’esplicitazione dei programmi di cui mi sto occupando e che, sicuramente, saranno volti alla creazione e alla diffusione della cultura di una professione che in Italia ancora non è fortemente conosciuta e riconosciuta.

Quello che mi sento di dire è che mi piacerebbe scrivere un libro: la scrittura mi appassiona da sempre e vedo nella pagina bianca la possibilità di un nuovo inizio.

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