Debs Wrekon / Mutonia
25 settembre 2013 · Irene D'Agati
Vive di sculture animalesche nel villaggio degli scarti: Santarcangelo di Romagna. Intervista a Debs Wrekon
Debs Wrekon è un’artista, crea sculture solo con materiali di riciclo. Vive a Santarcangelo di Romagna all’interno della comunità di Mutonia. Nonostante la convivenza pacifica con i santarcangiolesi, gli artisti, conosciuti con il nome di Mutoid, hanno ricevuto qualche mese fa una notifica di sfratto, in seguito alla richiesta di un solo cittadino. È di poche settimane, invece, la notizia che la Soprintendenza ai beni artistici di Bologna ha riconosciuto il carattere artistico dell’insediamento. Si tratta di un atto fondamentale per aiutare il Comune di Santarcangelo a trovare gli adeguati strumenti autorizzativi per il mantenimento del villaggio.
Debs, qual è il tuo lavoro?
Io sono una delle scultrici più prolifiche del gruppo Mutoid: vivo solamente della mia arte. Lavoro anche sotto il nome di Wrekon, la mia partnership artistica con Strapper Mutoid.
Creo sculture di diverse dimensioni, normalmente con un soggetto animalesco, usando materiali di scarto e rottami.
Quando sono fortunata mi capita di vendere queste creazioni o le affitto come scenografia per festival e fiere - in Italia e non solo - come il Fuji Rock Festival in Giappone. Qualche volta mi chiedono di creare opere specifiche per un evento, ad esempio durante la primavera di quest'anno sono andata in Australia per creare delle sculture per il "Royal Easter Show" a Sydney.
Che materiali usi?
Le sculture più grandi sono in ferro e plastica e le più piccole di altri metalli tipo rame, ottone, inox, alluminio. Per queste uso molto cose che si trovano in cucina come posate, pentole etc. Mi piace poter creare sculture con oggetti di uso quotidiano.
Ultimamente ho ripreso a fare bigiotteria, sempre da rottami, che sto vendendo tramite negozi in Inghilterra, ed anche online.
Com’è nata la comunità dei Mutoid?
Il Mutoid Waste Company nacque a Londra nell’86 grazie a un gruppo di punk squatter e traveller che organizzavano mostre e feste in capannoni occupati. Cominciarono a girare l'Europa con uno spettacolo itinerante: Olanda, Francia, Germania, Spagna e, nel 1990, l'Italia. Infatti, proprio quell'anno, i Mutoid erano stati invitati a Santarcangelo di Romagna per partecipare al Festival dei Teatri. Da allora si è insediata una comunità fissa - su invito del Comune e dei cittadini - nel paese romagnolo, che serve anche da base per i componenti del gruppo che continuano a vivere come nomadi.
Sono passati 23 anni, dunque. Ci sono stati dei cambiamenti?
Nel corso degli anni la comunità di Mutonia è certamente cambiata: sono rimasti soltanto due dei membri originali, di cui uno è il mio compagno Strapper. Quindi direi che non è solo una "tana" dei Mutoid perché man mano si è trasformata in un piccolo villaggio per creativi: musicisti, performer, artigiani, artisti.
Quando sei arrivata a Mutonia e perché?
Ho scoperto le sculture dei Mutoid durante il "Glastonbury Festival". Erano gli anni '80. Poi, nell'estate del '92 ho incontrato alcuni membri al "Castlemorton Festival" e in seguito sono andata a Berlino per raggiungere e diventare parte del gruppo che stava tenendo degli spettacoli lungo le sponde dello Spree. Dopo gli spettacoli, i membri del gruppo che si erano stabiliti a Santarcangelo sono tornati a casa. Quando arrivai per la prima volta al campo di Santarcangelo era la vigilia di natale del 1992 e da allora è diventata la mia base.
Che cosa rappresenta Mutonia per te?
Il campo per me rappresenta un posto sicuro (suona quasi ironico, visto l'ordine di demolizione). Vivo una vita nomade per almeno sei mesi all'anno, quindi durante l'inverno Mutonia diventa quasi il mio "santuario". Anche se lavoro e creo sculture soprattutto quando siamo in giro, sono molto più contenta quando sono nel mio laboratorio a Santarcangelo. La gente con cui vivo al campo è diventata parte della mia famiglia e gli abitanti di Santacangelo sono i nostri amici, quindi approfitto dei mesi invernali per stare con loro.
Come si finanzia la comunità?
La comunità si è sempre auto-finanziata grazie alle persone che vivono al suo interno. All’inizio il gruppo funzionava come una comune: si condividevano cibo, lavoro, soldi, piuttosto normale per una compagnia di spettacolo itinerante. Con gli anni, da quando è cambiata la demografia del campo, e con essa le esigenze di tutti, ci siamo divisi in famiglie: oggi ci sono 19 unità. Condividiamo le varie bollette e contribuiamo con una piccola cifra annuale alle nostre casse comuni per coprire eventuali spese (avvocati, assicurazioni, riparazione alle strutture comuni), abbiamo una casetta dove ci sono dei bagni e una sala per le riunioni, ma gli individui sono responsabili del proprio appezzamento nel campo.
Come si possono riassumere la vostra estetica e filosofia?
Personalmente, mi piace l'idea di poter creare con gli scarti degli altri e di riuscire a guadagnare facendo un lavoro che mi piace molto; di esprimere la mia creatività, di viaggiare e conoscere altri posti lontano dall'Inghilterra, dove sono nata. Vivo così, quasi senza restrizioni, pur rispettando l'ambiente e la gente che mi sta intorno.
Dopo la richiesta di sgombero come hanno reagito i santarcangiolesi?
Il sostegno che abbiamo ricevuto da parte dei santarcangiolesi, da quando abbiamo avuto l'ordine di demolizione, è stato strepitoso. Finora la petizione a nostro favore ha raccolto circa 5,000 firme, oltre alle 10,000 online. Sembra proprio che ci sia solo un cittadino che ci vuole mandare via. Legalmente il nostro avvocato sta lavorando per trovare una soluzione alla nostra delicata situazione.
Il momento più bello vissuto a Mutonia?
In 21 anni è difficile individuare un solo momento più bello: dopo più o meno metà della mia vita spesa al campo, ho molti ricordi, alcuni bellissimi, altri meno. Ma le cose più belle per me sono quelle più semplici, come camminare lungo il fiume Marecchia con il mio cane, lavorare nel mio laboratorio, condividere una bottiglia di sangiovese con gli altri membri della comunità.
Progetti per il futuro?
Ovviamente continuare con questo stile di vita, continuare a viaggiare e crescere artisticamente, sperando che il campo rimanga un fattore intrinseco della mia esistenza.
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