Storie da Partita Iva
10 febbraio 2015
Una nuova rubrica Uncò: Storie da Partita Iva. Oggi due architetti: Alessandro Scipolo e Filippo Olioso. Raccontateci le vostre!
Parole: 946 | Tempo di Lettura: 4 minuti
> Intro
Fino a qualche giorno fa le ultime notizie riguardanti le partite Iva risalivano a dicembre scorso. Ma, proprio questa settimana, la tematica è tornata in auge, ricominciando a tormentare (effettivamente, non ha mai smesso di farlo) le notti dei giovani lavoratori indipendenti e di chi vorrebbe diventarlo.
Ma non serve ribadire ulteriormente il concetto: che triplicare l’aliquota dell’imposta sostitutiva e dimezzare il reddito lordo fosse una follia lo sapevamo già. Non a caso, solo a novembre 2014, sono state aperte 38.351 partite Iva. Non lo diciamo noi, ma il Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, che ha registrato un aumento del 15,5% rispetto all’anno precedente.
Comunque, le intenzioni di questo post non sono quelle di agitare gli animi, né tantomeno di alimentare le polemiche.
Vogliamo soltanto riportare un articolo nel quale ci siamo imbattuti ieri mattina sul Corriere della Sera. La firma è di Enrico Marro, che commenta il Focus distribuito dall’Istat un paio di giorni fa riguardo il carico fiscale di famiglie e lavoratori. I dati risalgono al 2012 e mostrano un prelievo sul lavoro eccessivo che, nella maggior parte dei casi, supera di gran lunga lo stipendio netto. Eppure, non mancano le incongruenze tra guadagni e soldi versati allo stato spiegabili, secondo Marro, soltanto con «un alto livello di evasione», con il risultato evidente che a rimetterci è sempre chi sceglie di non evadere. È strano, perché essere onesti nei confronti del proprio lavoro e dello Stato non dovrebbe essere una scelta da opporre a un’alternativa disonesta.
Tornando al Focus, rispetto al 2012 i redditi non sembrano essere cambiati di molto, mentre il governo Renzi ha cercato di intervenire sugli oneri fiscali prima con il bonus mensile degli 80 euro e poi sgravando le imprese dei costi con i nuovi contratti a tempo indeterminato.
Per riassumere quanto riportato da Marro, il costo lordo medio del lavoro da dipendente è stato di 30.953 euro nel 2012, ma in tasca al lavoratore ne sono entrati la metà (16.498), ovvero il 53,3%. Ciò vuol dire che il 46,7% sono finiti in tasse, distribuiti in 25,6% per i datori di lavoro e 21,1% per i lavoratori. Questo per quanto riguarda i lavoratori dipendenti.
Per i lavoratori indipendenti, invece, il reddito netto medio è stato di 16.237 euro, a fronte di un lordo pari a 23.432 euro di media, di cui il 30,7% è stato versato al fisco.
Al di là della disamina sui numeri – per i dettagli vi rimandiamo direttamente all’articolo sul Corriere – tirando le somme, il risultato è che il 39% dei lavoratori dipendenti ha guadagnato meno di 15.000 euro all’anno, mentre la percentuale sale al 55% per i detentori di Partita Iva, e soltanto il 2,4% della popolazione ha superato i 70.000.
> Casi
Alessandro Scipolo, VRS Architettura, 30 anni, architetto, Verona
Ho aperto Partita Iva con il regime dei minimi nel 2011 quando, appena laureato, ho cercato lavoro in uno studio professionale. In realtà io avrei preferito un contratto di tirocinio professionalizzante tramite la Provincia, ma la mia proposta non è stata accettata. Dopo due anni, dal momento che avevo già Partita Iva e non mi piaceva come lavoravano, ho deciso di cominciare la mia libera professione.
Pro e contro della Partita Iva?
Beh, l’aspetto positivo è dato sicuramente dalla libertà di scegliere i tuoi clienti e gestirli in totale autonomia. La difficoltà più grande è rappresentata da una tassazione indiretta molto alta perché sono pochissimi i beni che puoi scaricare, oltre al limite delle fatturazioni che, come sappiamo, non possono superare i 30.000 euro nel mio caso. Poi c’è un’altra difficoltà, di ordine sociale: siamo una generazione di lavoratori autonomi che non è strutturata in nessun modo per essere rappresentata, nonostante siamo dei fortissimi contribuenti.
Filippo Olioso, Rabatto, 30 anni, artigiano, Verona
Ho aperto Partita Iva alla fine del 2014. Per due anni sono andato avanti a collaborazioni occasionali. Negli ultimi mesi ho preso coraggio e ho pensato di mettermi in proprio.
Per ora non ho maturato ancora un’esperienza pratica tale da poterti dare una risposta precisa. Posso basarmi soltanto su quanto mi è stato detto dal mio commercialista, una persona nella quale riverso la mia totale fiducia. Se devo dirti la prima sensazione a pelle, mi sento finalmente libero. Libero di espormi senza paura. Il problema più grande è riuscire a partire. Adesso ci sono dei canali molto più immediati e accessibili per comunicare la propria imprenditorialità in maniera semplice, ma non esiste ancora un regime fiscale adeguato, che permetta di cominciare a piccoli passi, per testare la propria idea di business e poter capire effettivamente se può funzionare.
Silvia Mazzoli, 35 anni, Silvia’s think artigiana, Pesaro
Nel 2013 ho aperto il mio laboratorio-bottega dove realizzo borse e accessori. Attualmente ho una Partita Iva con il regime dei minimi, ancora per poco però: l’età avanza e a breve non potrò più rientrare in questo regime “agevolato”, che in realtà di agevolato non ha poi così tanto.
Pro e contro della Partita Iva?
Aprire Partita Iva comporta ansie e tante scadenze da rispettare, ma sono arrivata alla conclusione che non devo fare calcoli, cercare di ottimizzare le spese e quando c’è da pagare pago e basta, anche se tante volte ci si rende conto che si paga qualcosa senza avere un “servizio” indietro. Con la Partita Iva devi rispettare certi aspetti burocratici che non sono altro che paletti, ostacoli alcune volte insormontabili per piccole realtà come la mia, eppure si affronta tutto. Il lato positivo? Giorno dopo giorno porti avanti la tua idea, qualcosa in cui credi. Sei artefice di te stesso, puoi fare il lavoro dei tuoi sogni e ogni cosa conquistata acquista molto più valore, è come arare un terreno e vederne nascere i frutti, tutto questo alla luce del sole e della legalità.
[Le foto sono state scattate a The Fab]
Vuoi contattare gli intervistati? Scrivici
> Tocca a voi!
Raccontateci le vostre storie, le pubblicheremo su Uncò Mag. Come? In tre modi:
1. Venite a trovarci a The Fab, in Vicoletto Valle 2 a Verona, vi offriamo un caffè (della moka!) e vi fotografiamo, oppure
2. Scrivete a alessio.sartore@unco.it, oppure
3. Compilate il form seguente
Chi compare in questa storia può chiedere di modificarla o toglierla. Contatti
