Print About Me

12 luglio 2013 · Isabella Sacchetti

Sono i paladini dei giovani creativi. Difendono e diffondono la grafica d’arte contemporanea auto-sostenendosi. Intervista a Stefano Riba di Print About Me

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Beatrice Zanelli, storica dell’arte e curatrice - Associazione culturale no profit Arteco. Paolo Berra, artista e stampatore - laboratorio serigrafico Inamorarti. Mattia Macchieraldo, artista e stampatore - Stamperia calcografica Ohne Titel Grafik. Moisi Guga, artista e grafico. Stefano Riba, curatore e gallerista prima di Fart Gallery, poi di Van Der. Insieme sono Print About Me.

Che cos’è Print About Me?

Print About Me è un progetto nato per difendere e diffondere la grafica d’arte contemporanea. L’idea nasce dall’incontro di giovani artisti, stampatori, curatori e galleristi. Il progetto funziona attraverso una politica di auto-sostenimento e di condivisione di idee, capacità ed energie. Lo scopo di quel che facciamo è promuovere la creatività giovane attraverso l'uso e l'innovazione di diverse tecniche di stampa d'arte.

Quando è cominciato tutto?

Torino, settembre 2011, notte. Questa è la localizzazione spazio-temporale del momento in cui è spuntato il germoglio di Print About Me. La sua prima forma è stata quella di un premio internazionale dedicato alla grafica d'arte. L'esigenza era trovare un modo per entrare in contatto con artisti dalle provenienze più varie e stimolarli a giocare con le tradizionali tecniche di stampa. In pratica, non volevamo sentirci soli, e soli non ci siamo sentiti visto che sono arrivate 120 application e, pochi mesi dopo, nel dicembre 2011, sulle pareti dello spazio Greenbox, sono state allestite le 28 opere finaliste (tra cui, lavori di italiani, tedeschi, inglesi, giapponesi e americani). Conclusa l'esperienza è nata l’idea di rendere la mostra itinerante, così sono seguite esposizioni in spazi no profit, fiere d’arte e di editoria tra Milano, Rovereto, Bolzano, Roma, Bologna, Napoli, Ginevra e Basilea. Di lì in poi non ci siamo più fermati, anzi abbiamo creato nuovi progetti.

E infatti dal 2012 Print About Me è anche progetto editoriale con la sezione Micro-press e uno spazio per promuovere la creatività, grazie alla residenza d’artista Menage a trois.

Il passaggio di PAM da solo contest a progetto editoriale è avvenuto in modo naturale. Le edizioni Micro-Press sono la conseguenza delle collaborazioni avviate attraverso il bando, o di nuovi rapporti nati con artisti di cui ci piace il lavoro. Rispetto al contest, infatti, nel quale c'è una giuria esterna che seleziona i finalisti, per le Micro-Press la giuria siamo noi. Facciamo ricerca, selezioniamo i lavori, contattiamo chi li ha realizzati e vediamo se sono disponibili a fare qualcosa assieme. Oppure, al contrario, riceviamo proposte e le valutiamo.

Ménage à trois ha una storia differente. È nato a Kunstart, a Bolzano, all’inizio del 2012, eravamo lì per la fiera, e in quel periodo continuavamo a pensare che PAM doveva essere il mezzo per creare nuove collaborazioni. Così Paolo ha proposto di mettere a disposizione il suo studio per una residenza. Uno stampatore avrebbe collaborato con un artista, dal concepimento fino alla stampa di un’opera serigrafica. Questo processo sarebbe stato seguito da un video-maker che avrebbe documentato tutto il processo creativo. Pochi mesi dopo abbiamo inaugurato la prima edizione di Ménage con Roberto Necco di Elyron e Carlo Riccobono, Roberto Bella e Fabio Alvino di auroraMeccanica. Nel marzo 2013 è stata inaugurata da Van Der la seconda edizione con i lavori di Sophie Lecuyer e i video di Claudio Malpede che trovate qui.

Prima hai accennato a una politica di auto-sostentamento. Ci spieghi meglio questo aspetto?

Print About Me è un progetto che segue una politica di auto-sostentamento in due modi. Da una parte è dato dallo scambio di competenze del collettivo, in cui ciascuno dà un apporto maggiore nei compiti che fanno parte della propria formazione e del proprio lavoro quotidiano.

Dall’altra parte l’auto-sostentamento è legato alla vendita delle nostre produzioni. Ciò permette di coprire le spese per i nuovi prodotti e progetti e ci consente di spostarci per mostre e fiere. Inoltre, crediamo nella creazione di una rete virtuosa e nella collaborazione continua con altri collettivi, studi, artisti. Questo consente di non disperdere risorse sia umane che economiche, ricordandoci che non siamo soli nel tentare di migliorare la situazione culturale attuale. Credere che si possano fare grandi cose con poche risorse.

In gran parte del mondo investire nell’arte è una pratica molto diffusa. In Italia, nonostante l’immenso patrimonio artistico e culturale, questo concetto continua a arrancare. Tu cosa ne pensi?

L'investire nell'arte ha due facce, quella privata e quella pubblica. I privati, che hanno la possibilità di investire nell'arte, terreno in cui spesso la creatività è vista come un bene rifugio, sono una percentuale bassissima tra i fruitori della cultura, e comunque questo è un genere di “speculazione” che raramente porta benefici per tutti. Il mecenatismo, d'altro canto, è sempre più raro, specie in materia di beni comuni, terreno dove dovrebbero concentrarsi gli investimenti pubblici. E qui che dire? Che l'Italia è il Paese a cui l'Unione Europea ha detto “Avete sei mesi per salvare Pompei”? Che è il Paese in cui, oltre al calo delle spese pro capite per la cultura, calano anche quelle per il cibo?

Sono discorsi lunghi e complessi. Quello che noi abbiamo deciso di fare, proprio in questo momento socio-economico, è produrre arte accessibile a tutti. L'unica forma di elitarismo che abbiamo avuto modo di vedere è quella di alcune persone, dalle idee un po' retrograde, che in galleria o in fiera fanno mille complimenti, ma poi, una volta conosciuto il costo dei lavori, fanno la faccia perplessa, come se l'economicità del prodotto ne significasse la scarsa qualità o un valore minore.

Qual è il ruolo dell’evoluzione tecnologica nella divulgazione e fruizione dell’arte? Internet, i social network, l’idea di realizzare visite virtuali, la realtà aumentata possono salvare o distruggere l’arte?

L'arte è, e rimane, qualcosa di profondamente materiale. È bello vederla e, nel caso dei libri d'arte, anche sfogliarla. L'interazione opera-fruitore rimane fondamentale. Per quanto ci riguarda usiamo internet e le possibilità tecnologiche solamente per diffondere ciò che facciamo. Stiamo pensando di creare un e-commerce sul nostro sito, ma siamo consapevoli che le vendite che ne deriveranno saranno, almeno in un primo momento, legate a contatti presi durante gli eventi o grazie al passaparola.

Un approccio più creativo con la tecnologia l'abbiamo avuto lo scorso anno per The Others, quando abbiamo realizzato il catalogo della fiera la cui cover, disegnata dal nostro grafico Moisi, era stata implementata grazie alla realtà aumentata. Il risultato è stato interessante, ma anche un po' straniante. La realtà aumentata aggiunge contenuti visivi dove non ce ne dovrebbe essere bisogno, è un linguaggio che funziona per la pubblicità e per certi prodotti editoriali, ma l'arte dovrebbe stimolare lo spettatore a crearsi il proprio immaginario senza che questo appaia sullo schermo del proprio smart phone o tablet.

L’iniziativa più riuscita?

La seconda edizione di Ménage à trois con Sophie Lecuyer. Ecco, in questo Internet è molto utile. Nel mettere in contatto persone che non si conoscono. Sembra ovvio, ma non lo è così tanto. Abbiamo conosciuto Sophie e il suo lavoro grazie a Pinterest, l'abbiamo contattata e invitata a Torino per una residenza. Tutto questo via web. È stato un atto di fiducia reciproca, ma anche qualcosa di molto professionale. Per entrambi parlava il lavoro. Non c'erano di mezzo amici, conoscenze comuni, o qualcuno che ci abbia consigliata di contattarla e invitarla. Le abbiamo presentato il progetto, l'abbiamo ospitata, abbiamo lavorato assieme e così è nato quel meraviglioso libro che è A mon seul desir. Tutto questo è stato arricchito dai preziosi video di Claudio Malpede e dalla mostra che si è tenuta negli spazi Van Der. La ciliegina sulla torta è l'amicizia che è nata tra noi.

E ora state lavorando a qualcosa?

Prima delle vacanze finiremo di stampare il libro di Wim Sterkenburg, che presenteremo durante la sua personale che aprirà a Torino a metà settembre. Sempre a settembre saremo a Bologna per partecipare alla sezione sull'arte contemporanea organizzata da Fruit per ArteLibro e per inaugurare una mostra realizzata in collaborazione e negli spazi di Spazio Elastico, dove creeremo un allestimento speciale dei libri di Print About Me. A novembre stamperemo il primo libro di Elisa Talentino e parteciperemo a The Others, mentre a dicembre ci sarà la mostra dei finalisti del concorso di cui a breve pubblicheremo il nuovo bando. Questa, più o meno, è la lista della spesa fino alla fine dell'anno. Il 2014 sarà tutto da inventare!

Un consiglio a chi vorrebbe dare forma ai propri progetti?

Semplice: realizzarli. Il modo migliore, di questi tempi, è l'autarchia. Il caro e vecchio do it yourself. Farselo da soli e se è troppo difficile, tentare di coinvolgere qualcuno di cui si abbia stima. Quando avevamo tra le mani il progetto di 24 senza testa di Daniele Catalli ci siamo resi conto della mole di lavoro che avrebbe comportato. Allora abbiamo scelto di stampare il libro con Joe e Lina di Friends Make Books. La collaborazione è fisiologica, soprattutto se vuoi far crescere il tuo lavoro. L'altro consiglio è avere le idee chiare.

Siete felici?

In questi giorni, alla fine di un anno intenso, la felicità è direttamente proporzionale alla stanchezza. Difficile da credere, ma è così. Sapere di aver fatto tutto da soli è un grande orgoglio e ripensare a tutte le avventure di questi 12 mesi ci fa sorridere. Sono ricordi di notti passate a stampare, cordonare, rilegare, impacchettare, di allestire cinque minuti prima si un'inaugurazione, di albe viste in viaggio per qualche fiera con il bagagliaio pieno di lavori, di persone sconosciute che poi son diventate amiche, di tante risate assieme. Quindi sì, in modo molto prosaico, la felicità vince sulla stanchezza. Ma ora vacanza!

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