Maria Grazia Cucinotta

8 marzo 2013

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Maria Grazia Cucinotta

Un consiglio? Mai arrendersi e tenere i piedi per terra. Intervista a Maria Grazia Cucinotta

parole: 2749 | tempo di lettura: 8 minuti

Di solito si dice che nel mondo dello spettacolo bisogna avere fortuna. Talvolta addirittura chi ha fortuna non ha nemmeno talento e la stella emergente cavalca l’onda per poco tempo, fino ad affievolirsi e tornare alla normalità. Ma quando si parla di Maria Grazia Cucinotta, non è possibile parlare di fortuna, bisogna parlare di destino: lei la stella l’aveva dentro ancor prima di mostrarsi a tutti noi.

Nata a Messina il 27 luglio 1968, alla maggiore età lasciò la famiglia per cercare fortuna a Milano. L’intento era quello di trovare un lavoro col quale potersi mantenere gli studi e cercare, quindi, di non pesare economicamente sulle spalle dei genitori. Consapevole di questo e determinata ad affrontare una realtà che non conosceva, Maria Grazia si fece subito notare da un’agenzia di modelle perché assomigliava a un’altra modella spagnola che in quel periodo era piuttosto famosa. Comincia così, per caso, un’ascesa rapida e imprevista: prima arrivò terza a Miss Italia del 1987, poi cominciò a lavorare in tv con Renzo Arbore, poi nel ’94 venne scritturata per girare “Il postino” con Massimo Troisi e senza nemmeno accorgersene si trovava già a Los Angeles alla notte degli Oscar.

Maria Grazia, puoi dirci esattamente quando sapevi che avresti intrapreso questa carriera? Esiste un momento particolare in cui hai sentito scoccare una scintilla dentro di te? Probabilmente la scintilla è scoccata nel momento in cui sono nata. È stato in quell’attimo che ce l’ho fatta: ce l’ho fatta con la vita. Mi sono sempre ritenuta fortunata e fatalista, oltre che gran sognatrice, ma ho avuto tenacia fin da subito, cosa che mi ha dato la spinta per muovermi presto e lasciare casa per imbarcarmi in questa avventura. Ma sempre col pensiero positivo che ce l’avrei fatta, in un modo o nell’altro. All’inizio non volevo nemmeno fare l’attrice, assolutamente. Volevo fare tutt’altro nella vita. Poi mi è capitato, e una volta capitato ho cavalcato l’onda e sono riuscita a rimanere in piedi per tutto questo tempo.

Quando hai lasciato la Sicilia per intraprendere la tua attività di modella a Milano è stata dura? Sei salita da sola o con qualche parente? Parlaci delle tue prime esperienze e delle tue prime difficoltà. Avevo lasciato casa per studiare e trovarmi un posto da segretaria, così sono salita a Brescia, dove viveva mio fratello, e da lì andavo a Milano tutti i giorni. Il lavoro di modella è arrivato per caso e sapevo che non poteva mantenermi, oltre anche al fatto che la vita professionale di una modella dura pochissimo. In più io ero magra magra con un decolté abbondante e non potevo fare quello che facevano le altre modelle, quindi i miei lavori erano limitati. Ma questi lavori mi davano comunque la possibilità di mantenermi, intanto. All’inizio ho pensato che fosse una fregatura invece era un’agenzia di modelle molto grossa. La cosa bella è che all’epoca c’era una modella spagnola che era piuttosto famosa e alla quale io assomigliavo molto. Siccome era incinta e non poteva sfilare hanno preso me per sostituirla.

Il 1987 è probabilmente il primo anno chiave della tua carriera. A 19 anni arrivi terza al concorso di Miss Italia e vieni scelta da Arbore come valletta per il suo show televisivo “Indietro Tutta!”. Parlaci di questa eperienza… Dopo aver cominciato a fare servizi fotografici e aver lavorato in diversi showroom ho provato a fare un provino per “Indietro tutta”. La mia attività di modella è durata poco perché lì mi presero subito e sono poi entrata nell’ufficio di collocamento Rai. Ho dovuto così spostarmi a Roma e lì vivevo da sola, non avevo nessun punto di riferimento. Premetto che io ero timidissima, quindi facevo un lavoro che ogni giorno mi faceva tremare le gambe! Però la cosa mi dava grandi soddisfazioni ed ero felice, anche perché continuavano a contattarmi per nuovi lavori. Poi in realtà stavo seguendo quello che forse era il mio destino. Ho fatto tanti incontri che poi hanno cambiato la mia vita.

Negli anni immediatamente successivi hai cominciato la tua carriera cinematografica. Come sono andati i tuoi primi provini? Premettendo che li detesto, non li farei mai! Sono come le interrogazioni a scuola, fanno venire l’ansia! Comunque sì all’inizio ne ho fatto molti e non mi sono mai sentita a mio agio.

Arriviamo così all’altro anno chiave della tua carriera: il 1994. L’anno de “Il postino” con il grande e compianto Massimo Troisi che appena dopo la fine dei lavori morì. Sentivi, durante le riprese, che quel film stava segnando una svolta per te? Quali sono, di Troisi, il ricordo più prezioso che conservi o la “lezione di vita” che in qualche modo ti ha cambiata? Ero emozionata di fare un film così importante! Mi sentivo già fortunata a fare parte del cast e sentivo il peso della responsabilità della riuscita del film. Quello che volevo davvero era soddisfare il più possibile il pubblico. Così tanto successo io proprio non potevo immaginarlo e forse non rientrava nella mia visione. Ero nuova del mestiere, era il mio secondo film importante e non ero abituata a un pubblico internazionale, ma solo a quello italiano. Quando sono arrivata a Los Angeles per le nomination lì ho capito che mi si era aperta un’altra porta. Infatti poi ho vissuto in America per 8 anni. La lezione più grande che ho ricevuto da Massimo è stata la semplicità. Se io ho la notorietà oggi non significa che io sia più speciale di altri, anzi di speciale c’è solo quello che si lascia alla gente. Massimo è stato la persona più semplice e più buona che io abbia mai conosciuto.

Da qui in poi nasce la Maria Grazia che tutti oggi noi conosciamo. Simbolo di bellezza italiana accostata ad altre due “big” del cinema italiano come Sophia Loren e Gina Lollobrigida. Che cosa provi a sentire il tuo nome vicino a due attrici del loro calibro? Quanto è importante per te la bellezza e quanto pensi lo sia, invece, per il cinema? Sono incredula a sentire accostato il mio nome al fianco di donne come Sofia Loren o Gina Lollobrigida. Loro hanno avuto la fortuna di fare un cinema italiano che è stato esportato nel mondo e io ho avuto la stessa fortuna per un film che è stata un’eccezione per la cultura italiana contemporanea. Una volta era normale essere conosciuti all’estero, oggi gli italiani fanno molta più fatica a farsi conoscere. Quanto è importante la bellezza? La bellezza nel cinema ti fa sognare. Ma non basta ovviamente: dev’essere accompagnata dal carisma. È il carisma quello che emoziona e che resta nello spettatore. Un attore bello, ma senza carisma non trasmette nulla e non fa battere il cuore. La mia bellezza è stata certamente una chiave che mi ha aiutato ad aprire più porte e mi ha facilitato, questo non lo metto in dubbio, ma ha comunque reso difficile la mia lettura facendola soffermare solo sul punto di vista estetico.

Durante la tua attività in America (e non solo) hai collaborato coi più grandi attori e registi. Basti ricordare Woody Allen, Emir Kusturica, Spike Lee, Ridley Scott, John Woo, Pierce Brosnan, Timothy Hutton, Kiefer Sutherland, Sharon Stone… Che cosa ti ha lasciato Hollywood e il grande cinema americano? E come mai poi hai voluto tornare in Italia? Ho avuto la fortuna di lavorare per 8 anni in un paese meritocratico e lì ho potuto apprezzare tutti gli artisti coi quali ho lavorato. Lì ho imparato che siamo quello che facciamo e non quello che appariamo. Il successo bisogna meritarselo. Una cosa che ho imparato in America è che non si deve mai prendere in giro il pubblico perché il pubblico è quello che paga e che ti fa diventare una star. Questa è la più grande lezione che l’America mi ha dato. Lì se non si è competitivi con se stessi, senza migliorarsi è giunto il momento di tornare a casa. Ho pensato di ritornare perché volevo far crescere mia figlia Giulia in Italia. Qui c’è tanta cultura, è un Paese che ti apre gli occhi verso la bellezza. Qui siamo circondati da tutto quello che c’è di più bello al mondo. Per questo crescere un figlio in Italia significa dargli una marcia in più.

In “007 – Il mondo non basta” di Michael Apted hai “rischiato” di diventare la Bondgirl Elektra King, ma ti hanno sostituita poi con Sophie Marceau e, quindi, successivamente scritturata per la parte di una Bondgirl secondaria. Si dice che la causa sia stata la tua difficoltà con la lingua inglese. È andata così? So che gira questa voce, soprattutto in internet, ma per fortuna non è andata così. Il mio provino per fare Elektra lo feci a Los Angeles ma non è mai arrivato a Londra, dove c’era la produzione. È stato invece per caso che io mi ritrovassi a Londra poco tempo dopo per consegnare un premio e che lì incontrassi la produttrice del film di 007 Barbara Broccoli, che era lì con il regista. Al che mi ha chiesto di vederci per propormi l’unico personaggio ancora libero che era quello della protagonista dei primi 14 minuti. Io ho accettato e il risultato è stato strabiliante, perché quella scena è stata tra le più premiate della storia degli 007. Mi sono davvero molto divertita a girarla perché è stata solo pura azione. Un lavoro di 12 settimane. In internet c’è scritto che non mi hanno preso per il cattivo inglese perché purtroppo girano parecchie leggende metropolitane. Il mio accento è straniero così come l’aveva Sophie Marceau e poi per un film del genere hai un language coach che ti segue sempre, quindi la lingua non è assolutamente un problema.

Assieme all’attività di attrice sia per cinema che per tv, hai cominciato anche quella di produttrice. Da profonda conoscitrice del cinema ci puoi dire cosa sta succedendo al cinema italiano? Perchè i nostri registi di serie A (vedi Sorrentino o Muccino) sono costretti a emigrare per cercare qualcosa che in Italia non c’è? Da produttrice potresti dirci la tua opinione riguardo alle scelte che stanno compiendo i maggiori produttori italiani? Occorre forse più coraggio nel proporre progetti più sperimentali o ambiziosi? Il problema grosso del cinema italiano è che a un certo punto sono subentrati gli autori. Alcuni sono anche geniali, però altri girano un cinema fatto per pochi. Mentre in America l’industria cinematografica lavora per soddisfare il pubblico, in Italia gli artigiani del cinema lavorano per soddisfare il proprio ego. Penso che non manchi il coraggio ai produttori italiani, il problema più che altro sono le distribuzioni. Poi c’è anche da dire che alcuni esponenti del cinema nostrano sono pure politicizzati. In Italia la politica mette mano dappertutto, mentre il cinema dovrebbe essere più libero e pulito. Se non sei come loro rischi di non essere preso e di restare fuori dalla cerchia. È una lobby molto ristretta e chiusa che non pensa a esportare il nostro Paese, perché un film non è solo regia e attori, ma cultura, territorio e soprattutto opportunità per l’Italia a livello turistico, commerciale. Il cinema dà l’opportunità al suo Paese di poter vendere i suoi prodotti, basti pensare all’America che ha americanizzato il mondo attraverso il cinema. Questa cosa cerco sempre di urlarla a tutti per far capire quanto è importante il cinema e quanto dovrebbe essere valorizzato.

Maria Grazia, tu sei stata e sei tuttora un punto di riferimento per la bellezza femminile italiana, nonché per le donne italiane visti i molteplici impegni come testimonial su più campi, anche di solidarietà. Negli ultimi anni la figura della donna è entrata nei palazzi del potere facendo parlare di sè in modo ambiguo. Che cosa ne pensi di quello che è accaduto in quella che è stata definita la politica del “bunga bunga”? Pensi che il ruolo della donna nella politica italiana sia stato sminuito o valorizzato? La figura della donna, da quello che si evince dai media, sembra sia stata spesso usata in politica come boomerang per creare scandali: quindi è stata strumentalizzata come un’arma. Ovviamente non conosco queste donne e quindi non mi sembra giusto entrare in merito. Quello che però non accetto è che vengano messe al potere persone incompetenti per governarci. Quindi parto dal presupposto che è sbagliato tutto oggi, perché la politica, prima di tutto il resto, dovrebbe essere meritocratica e dovrebbe trasmettere valori mentre invece oggi tutti si improvvisano politici e vogliono fare politica. La politica è un mestiere e per farla bisogna essere preparati in tutto. Se dopo qualche mese si è visto che una persona non ha fatto il suo dovere dovrebbe andare a casa.

Nel 2011 c’è stato il tuo debutto da regista con il cortometraggio “Il maestro” presentato in concorso alla 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Quando dirigi a quale regista ti ispiri? Ci saranno per te altri impegni da regista in futuro? Mi ispiro a quelli che sono stati i miei grandi maestri senza esserne la copia di nessuno, perché poi ognuno di noi ha una visione diversa. La cosa alla quale tengo di più è la sincerità delle immagini. Tengo molto alla verità, anche se trasposta in scena con una tecnica imperfetta, ma dev’essere comunque verità, trasparenza. Ho in programma un altro corto da girare e assieme ad altri che girerò li raccoglierò tutti in un lungometraggio che parlerà delle problematiche del mondo di oggi. Il primo parlava della solitudine degli anziani in pensione in difficoltà a ricollocarsi all’interno della società, mentre il prossimo parlerà dei bambini con la sindrome down. I proventi del lungometraggio, una volta ultimato, andranno in beneficienza alle associazioni.

Uno sguardo al passato. Un rammarico forte nella tua vita esiste? Cambieresti qualcosa se avessi la macchina del tempo per tornare indietro? Se potessi usare la macchina del tempo per tornare indietro e cambiare qualcosa probabilmente salverei la vita di qualcuno a me caro. Ma proprio anche per il fatto che faccio molto volontariato, se avessi quel potente mezzo probabilmente cercherei di salvare la vita di tanti bambini malati andando nel futuro per cercare la cura e tornare indietro per salvarli. Ma della mia vita non cambierei assolutamente niente perché ogni mattina quando mi sveglio mi ripeto quanto sono e sono stata fortunata.

E nel futuro dove vedremo la Cucinotta? Mi sono occupata della produzione di Tulpa di Federico Zampaglione, che uscirà prossimamente. Sto lavorando anche molto in Cina dove ho terminato una co-produzione “sicula-cinese” per un film, “C’è sempre un perché”, in cui ho anche lavorato come attrice. La co-produzione è un progetto interessante perché è uno scambio di culture. Attraverso la co-produzione si porta l’Italia in altri Paesi, oggi in Cina, domani in Brasile o in India, nei Paesi in via di sviluppo dove appunto c’è la possibilità di crescere e costruire qualcosa senza andare nei soliti Paesi già saturi dove non ti permettono di costruire niente.

La vedresti tua figlia Giulia intraprendere la stessa carriera? Mi ha risposto in maniera onesta dicendomi che è solo una ragazzina di 11 anni e che non vuole ancora pensare al futuro. Io all’età di mia figlia sapevo già cosa fare, è vero, ma io sono cresciuta in un contesto decisamente diverso e la posizione che avevo non era privilegiata come quella di mia figlia, oggi. È logico quindi che all’epoca sognavo di migliorare la mia vita e che i miei facessero meno sacrifici possibili, e per me questi sono stati fattori di spinta. Fattori che mia figlia oggi non ha, per questo non avrà mai la mia forza. Avrà comunque molti altri stimoli, ma non soffrirà la paura che avevo io. A 18 anni ero sola in un mondo che non conoscevo e non mi apparteneva.

Come ultima domanda ti chiedo di dare un consiglio a chi vorrebbe intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo, ma soprattutto a come tenere a bada il successo. Innanzitutto la tenacia. Mai arrendersi. Poi, ovvio, il successo è meraviglioso perché ti cambia la vita, ma soprattutto ti cambia agli occhi degli altri. Detto questo il consiglio è quello di restare coi piedi per terra, perché se si pensa di essere degli esseri superiori sei già finito. Quando si è famosi si è solo più pubblicizzati e io penso che si debba utilizzare questa fama per scopi più importanti, come la beneficienza e l’aiuto alle persone che hanno bisogno di dignità per sopravvivere. Poi se una persona ha successo e per questo incomincia a darsi le arie autorizzandosi a trattarti male, beh, spero che il suo successo duri molto molto poco. Detesto quelli che usano la propria posizione per schiacciare gli altri.

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