Luca Sargenti

20 agosto 2013 · Rossella Boriosi

Se la passione è sincera, accadono coincidenze fortunate. Intervista all'attore Luca Sargenti

Nato nel borgo umbro di Bettona 34 anni fa, Luca Sargenti è riuscito “con la forza della sola passione, grazie alla quale le tessere del puzzle vanno a posto da sole” a trasformare il suo amore per il teatro in lavoro, creando la compagnia Esoteatro, che in meno di un anno è riuscita ad imporsi nel panorama teatrale umbro catalizzando su di sé l'attenzione di scuole, istituzioni e appassionati di quest’arte.

Luca, cosa facevi nella tua vita precedente?

Il chimico. Ho lavorato per anni come tecnico analista all'università presso la facoltà di Agraria, prima, e come chimico enologo presso le Cantine Lungarotti, poi. Un bellissimo lavoro, che però limitava il tempo che potevo dedicare allo studio della recitazione. Quindi mi sono licenziato per aprire una società di autotrasporti. Questo mi ha permesso di conciliare lavoro e recitazione fino a quando, nel 2006, ho fatto il grande salto: liquidata la società di autotrasporti, ho iniziato a presentare progetti ai dirigenti scolastici per portare il teatro nelle scuole. C'è stata un'adesione entusiasta, anche perché ero già riuscito a farmi conoscere come attore nelle rappresentazioni teatrali per ragazzi e nel teatro di strada.

Come hai scoperto la passione per il teatro?

Come spesso accade in queste circostanze, in maniera casuale. Ero il classico adolescente annoiato dalle discoteche. Una mattina, un’amica mi chiese di sostituire l'attore della compagnia teatrale locale, che sarebbe dovuto andare in scena la sera stessa, e che si era infortunato. Accettai e il regista, Luciano Falcinelli, mi dette i primi accenni sulla recitazione. Quella sera stessa mi sono ritrovato in scena a recitare un monologo di Dario Fo. Un'emozione violentissima. Folgorato, chiesi a Falcinelli di essere preso a bottega. Da lui ho appreso i fondamenti di regia, di tecniche di insegnamento e gestione dei gruppi, di biomeccanica teatrale, materie che ho approfondito frequentando scuole di teatro e stage. Ai miei allievi, adesso, non insegno teatro, ma l'amore per il teatro.

Si può vivere di teatro?

Quando una passione è totalizzante, si crea una serie di eventi fortunati. Una costumista olandese, dopo aver assistito alle nostre attività nelle scuole, ha creato per Esoteatro dei bellissimi costumi di scena. Un artigiano che ha seguito i nostri spettacoli di strada ha realizzato per noi delle macchine di scena smontabili. Siamo stati contattati da centri culturali e dalle istituzioni locali per animare le serate estive e organizzare corsi di recitazione per ragazzi e adulti. Ma è necessario che ci sia vero amore perché, come in molti settori, anche nel teatro la vecchia guardia è potente, occlusiva, e assolutamente non intenzionata a cedere la propria posizione di potere, anche economico. Può essere frustrante.

Il teatro ti rende autosufficiente economicamente?

Ah, ma tu parlavi di soldi! Si, certo. Esoteatro è un'azienda, lavoriamo per progetti, vendiamo dei prodotti, fatturiamo. Al momento siamo in tre a farne parte, ma a settembre assumeremo una persona che si occupi a tempo pieno alla vendita delle nostre produzioni. Stiamo inoltre ampliando le nostre scuole di teatro, portando i nostri corsi anche ad Assisi e Città di Castello. Quindi direi che siamo pienamente autosufficienti, anzi: in espansione.

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