Francesco Borrasso

8 maggio 2012 · Alessio Sartore

Secondo te quali sono gli autori più rilevanti, in ambito americano, degli ultimi anni?

A questa domanda mi vengono alla mente solo quattro autori, che sono il peso massimo della cultura americana, a mio modesto parere.

Paul Auster, scrittore in grado con le sue storie nelle “storie” di essere mai ordinario e di portare il lettore nelle sottili inquietudini che attanagliano la sua anima. Trilogia di New York, La musica del caso, Invisibile, L’invenzione della solitudine, Il libro delle illusioni, sono solo alcune delle sue opere che meritano di essere menzionate. Auster ha nello stile un pregio inconfutabile, riesce a mettere nei periodi, anche quelli più banali, qualcosa di suo, che lo classifica.

Cormac McCarthy, autore che è capace di passare da stili molto semplici e risoluti a vere e proprie pennellate linguistiche. La strada, Suttree, Il buio fuori, La trilogia della frontiera, Non è un paese per vecchi, questi sono solo alcuni titoli dai quali si può intuire il suo tema principale, trattato in varie sfaccettature: il male che si cela nell’uomo e che prima o poi viene fuori.

Philp Roth, del quale non sono un grandissimo estimatore, ma del quale non si può non parlare in quanto caposaldo della letteratura contemporanea americana. In titoli come Indignazione; Pastorale americana, La Macchina umana, Nemesi, viene fuori tutta la rabbia e la costernazione verso una nazione dai troppi volti equivoci.

David Foster Wallace, postumo, ultimo ma non ultimo in quanto a grandezza e stile. Ha ridefinito lo stile e la letteratura contemporanea con Infinitive Jest, Questa è l’acqua, vari saggi e l’ultimo romanzo successivo alla morte, incompiuto, Il re pallido. Ironico, irriverente, strano, poetico, ingombrante, in un sunto: geniale.

Quali i temi più ricorrenti e quali ti interessano di più tra questi autori?

Paul Auster, per la sua capacità di scrivere trame dentro trame in maniera impeccabile e mai scontata. Per la sua penna classica e dura e dolce e spudorata. Per il suo trattare le ossessioni in maniera chirurgica, e farle uscire fuori pian piano fino a confezionare genialmente per la mente del lettore.

David Foster Wallace, morto suicida, in un’intervista aveva dichiarato che un giorno avrebbe voluto morire con un colpo di pistola alla testa per fermare i pensieri. Ha regalato perle di splendore inconfutabile. Ha trasformato semplici saggi in avventure pirotecniche. Lo scrittore capace di raccontare le avvertenze di un medicinale e farle diventare interessanti. L’unico scrittore che faceva autografi ad altri scrittori. Le sue tematiche erano la solitudine, la tristezza e la desolazione in cui l’animo umano prima o poi si trova a fare i conti. In quattro righe era capace di farti passare dal sorriso alle lacrime, reinventando la scrittura contemporanea.

A nostro avviso "The Road" di C. McCarthy è l'opera più rappresentativa del mondo che stiamo vivendo, tu cosa ne pensi?

La strada è un libro duro. È’ come un cazzotto in pieno stomaco che ti fa tossire per svariati minuti. Mette paura, perché narra dell’orrore, quello vero, quello che tramuta l’uomo in animale, quell’orrore che fa parte del quotidiano e che potrebbe scoppiare senza preavviso, in ogni frammento di secondo. Non lo definisco un romanzo dell’orrore, per me è una cronaca quasi disinteressata, senza nemmeno dare un nome ad i protagonisti, di quello in cui il mondo rischia di andare incontro a causa dell’eterna ingordigia del suo più acerrimo nemico, l’uomo.

Com'è il mercato editoriale oggi? Cosa pensi degli e-book?

Per gli esordienti è un miraggio. Per le persone famose è una pubblicità. Chi oggi è famoso in un campo sembra che possa automaticamente diventare scrittore, e questa è una grande pena, soprattutto in una piazza che manca di perle rare perché nessuno vuole andarle a scovare. Meglio Fabio Volo che uno sconosciuto capace di naturale poetica narrativa. Meglio Barbara D’Urso che un profondo conoscitore dell’animo umano. In un mondo, quello editoriale, sempre più in crisi, forse portare boccate di aria fresca sarebbe vitale, senza affidarsi sempre ai soliti noti, con le solite mafie sottili.

Non sono un fan degli e-books, io il libro devo tenerlo tra le mani, devo sentirne l’odore, devo avere con lui un rapporto di amore e odio. Sono un feticista del libro, non li maltratto, e ne ho una cura maniacale. Una pagina elettronica bianca con scritte nere mi toglierebbe quella magia che solo un libro cartaceo è capace di evocare.

Quali sono gli altri tuoi progetti?

Tra un mese esce il mio quarto romanzo, Lontano da me, edito da Guida. Sto già lavorando al quinto che è quasi pronto. I miei scritti sono sempre molto introspettivi e Lontano da me non scapperà a questa mia consuetudine né al mio stile ottocentesco. Narra di due ragazzi che per varie vicissitudini intraprendono un viaggio, due storie parallele per trovare se stessi, non aggiungo altro. Il romanzo prossimo alla finalizzazione è qualcosa di un tantino più complicato, ma in questo caso sono scaramanticamente muto. Per il resto esco di tanto in tanto in raccolte di poesie e antologie di racconti e spero come sempre di riuscire a regalare un emozione a chi avrà tra le mani una mia opera.

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L'intervistato

Francesco Borrasso

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