Federico Pistono

14 gennaio 2014 · Boris Puggia

I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici. Intervista a Federico Pistono.

"Autore, imprenditore sociale, divulgatore scientifico, attivista, blogger e aspirante regista"; questa è la personale definizione di Federico Pistono. Biellese di nascita si è successivamente trasferito (momentaneamente) a Verona, città nella quale si è laureato in informatica, e in seguito non si è più fermato. Ora è reduce da un programma di studi post laurea alla NASA. Talento dalle idee pionieristiche è autore di un discusso libro: "I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici".

Federico, negli ultimi anni sei stato parecchio in giro. Dove trovi in questo momento? Di cosa ti stai occupando?

Mi trovo a New York, ho fondato una startup chiamata Esplori, di cui sono anche CEO. Si tratta di una piattaforma per l'apprendimento online, che democratizza gli strumenti per insegnare, imparare, e diventare mentore, rendendoli disponibili gratuitamente in tutto il mondo, abbattendo barriere linguistiche, di accesso e finanziarie. Abbiamo iniziato lo sviluppo del MVP (Minimum Viable Product) e saremo pronti per un pilota tra qualche mese.

Un anno fa è uscito il tuo primo libro, che tanto ha fatto parlare di te: “I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici”. Nel frattempo c'è stata una qualche evoluzione nel tuo modo di pensare il futuro e le tecnologie?

Certamente. Quando ho scritto il libro sapevo che non avevo tutte le risposte, ma ho voluto pubblicare ugualmente, proprio per iniziare un confronto e una discussione a livello globale, cosa che è avvenuta! (ma non solo per merito mio). Ritengo sempre che l'automazione stia cambiando radicalmente le carte in tavola, ma penso che di per se come società non stiamo ancora mettendo in discussione alcuni aspetti fondamentali, che invece dobbiamo affrontare, come il fatto che abbiamo assoluto bisogno di nuovo sistema economico, non basato su crescita, diseguaglianza sociale inevitabile, obsolescenza programmata, e centri di potere facilmente controllabili e corruttibili. Sto raccogliendo questi pensieri nel mio prossimo libro, Open Source Society, nato dopo una conferenza che ho tenuto all'università di Oslo, e che ho aperto alla comunità per raccogliere suggerimenti (potete contribuire e condividere le vostre idee su Opensourcesociety.net).

Sei reduce da svariati TED Talks e conferenze (Taipei, Vienna, Vancouver, San Paolo, Amsterdam, San Francisco), dove parli della tua storia ed esponi il tuo punto di vista sul mondo. Tutto in realtà è iniziato molto tempo fa, quali sono stati i passaggi che ritieni più importanti nella tua vita fino a questo momento?

In ordine: la scoperta dei computer, di Internet e del mondo hacker, Linux e l'open source, la borsa di studio al Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico insieme a 200 studenti di 80 paesi diversi, l'attivismo con gli amici di Beppe Grillo e il Movimento Zeitgeist (di cui sono fondatore), la borsa di studio per Singularity University al parco di ricerche della NASA e infine l'esperienza con la mia prima startup, Esplori.

Hai incontrato personalità illustri, Richard Saul Wurman, fondatore di TED, Peter Joseph, factotum del movimento Zeitgeist, solo per citarne alcuni. Quale è stato il più importante?

Sono persone molto diverse, quindi non mi sento di fare un paragone di quel tipo. Entrambi sono carismatici ed interessanti, e come prevedibile anche alquanto "difficili" (caratterialmente). Certamente due persone straordinarie, nel senso proprio della parola, li rispetto molto.

Vista da fuori, come credi l'Italia potrebbe e dovrebbe migliorare?

L'Italia ha lunga strada da fare su tantissimi aspetti, dagli aspetti più ovvi come la corruzione dilagante, la mancanza di leadership e visione, una classe politica vetusta, paralizzata e schiava dei grandi poteri; fino a quelli un po' più nascosti, ossia la carenza di volontà nel risolvere grandi problemi, attraverso imprenditorialità, cooperative sociali e non-profit supportate adeguatamente da leggi che ne facilitino il funzionamento. Paragonati agli altri paesi Europei, ci manca quasi tutto ciò che serve ad un vero stato civile. Paragonati agli Stati Uniti, abbiamo il grande vantaggio di offrire un servizio sanitario nazionale, ma per il resto manca tutto.

Hai parlato più volte di “democrazia liquida”, puoi esprimerci meglio il tuo pensiero?

La democrazia liquida è un processo collaborativo per arrivare a proposte e decisioni comuni, in cui si garantisce matematicamente che si arrivi al miglior compromesso, quello che accontenta quanto più possibile tutti. Sembra vago ma in realtà è molto preciso e ben definito. Diciamo che viene fatta una proposta di legge e si deve votare sì o no. Questa non è democrazia, è la legge della folla. Il vero trucco sta nell'arrivare alla proposta. Con una democrazia liquida, ogni proposta è soggetta a scrutinio, con proposte di modifiche ed emendamenti valutati adeguatamente dalla comunità. Le proposte di modifiche vengono anch'esse discusse, si deve verificare che siano costituzionali, che non vadano in conflitto con leggi esistenti, ma devono essere prese in considerazione, per come è costruito il protocollo di discussione, strutturalmente. Quando una modifica viene integrata, la nuova legge viene di nuovo valutata, finché non si arriva ad un consenso che soddisfi il più possibile tutti, attraverso un processo iterativo. Al momento si tratta invece di una serie di commenti buttati a casaccio che forse vengono letti, ma non abbiamo alcun modo di sapere se, quando o come vengono presi in considerazione.

Quale posto ricoprirà nel futuro la Cultura in un presente in cui il web rende, per comodità o per esigenza, sempre più superficiale e frammentaria la conoscenza? C'è qualcosa in questo senso che ti senti di consigliare al nostro pubblico?

"The Better Angels of Our Nature: Why Violence Has Declined" di Steven Pinker, "Abundance: The Future Is Better Than You Think" di Peter Diamandis, "The Third Industrial Revolution: How Lateral Power Is Transforming Energy, the Economy, and the World" di Jeremy Rifkin, giusto per citarne alcuni. Ho guardato moltissimi documentari e TED talk in passato, e li utilizzavo spesso come fonte di informazione. Col tempo, informandomi bene sui problemi della società nella loro complessità, mi sono reso conto che spesso questi media semplificano eccessivamente o commettono grossolani errori di omissione e altri bias cognitivi. Consiglio di non prendere nulla per buono, in particolare documentari e conferenze brevi. Se siete interessati ad una comprensione vera dei problemi del mondo e di come risolverli, leggete, leggete, leggete. Leggete libri, tanti e buoni.

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