Cristina Cozza / 3.0 civette sul comò
9 agosto 2013 · Sara Girardi
Una filastrocca ha ispirato il nome del suo lavoro da artigiana. Intervista a Cristina Cozza di Trepuntozero civette sul comò.
Dopo la laurea in Lettere lascia la provincia di Treviso per Milano, città che l'ha travolta con mille opportunità ed incontri. È qui che da vita ai soffici pupazzi da collezione di Trepuntozero civette sul comò.
Cristina, che lavoro fai?
Mi occupo di progettazione e realizzazione di pupazzi per collezionisti, o per meglio dire, bambini grandi. Oltre che un lavoro questo per me è un gioco, fatto con tutta la serietà e la concentrazione di cui sono capaci i più piccoli, per i quali ogni dettaglio è preciso e chiaro, quasi evidente.
Quali strumenti utlizzi per le tue creazioni?
Dovrei dire ago e filo, sarebbe la risposta più logica, ma dir la verità credo che la maggior parte del mio lavoro sia fatto di matita e di pacchi di carta millimetrata. Con un occhio sempre puntato verso il design, che applico in modo empirico e istintuale perché non ho fatto studi specifici, mi concentro molto sulla definizione dei dettagli, che rendono i miei toys speciali e divertenti. La cosa in assoluto più importante per me è che siano in grado di raccontare una storia a chi li possiede e non essere solo oggetti da appoggiare su una mensola.
Quando è nata la tua passione per i toys?
La passione per i toys affonda le radici nei miei ricordi più lontani, quando da piccola costruivo bamboline di carta con i vestitini intercambiabili o quando a scuola trascorrevo ore intere a scrivere storie di mostri sotto il banco. L'idea di poterli creare con ricamo e pannolenci è invece abbastanza recente ed è il risultato di una visita alla Tate Modern di Londra e una sosta al suo bookshop.
Come nasce Trepuntozero civette sul comò?
Tutto è nato nel 2011 durante la Toy Night a Treviso, rassegna della Treviso Comics Books Festival dedicata al mondo dei toys. Qui ho acquistato il mio primo vinyl toy da customizzare. Ho passato mesi a studiare questo coniglio completamente bianco che mi fissava senza occhi, chiedendomi quando mi sarei decisa a dargli un'identità. Volevo fare qualcosa di materico, reale, come avevo visto fare a Phil Toys o a Kulkrit durante la Toy Night. Allora ho pensato al panno e al ricamo, perché il tessuto è un materiale molto duttile e trasformista. E mentre studiavo una sorta di calzamaglia per il mio coniglio e prendevo confidenza con la materia, sono nati loro, i miei pupazzi. Ed è stato come se fossero sempre esistiti.
Perchè questo nome?
Il nome del progetto vuole trasmettere la connessione che abbiamo con il mondo immaginato della nostra infanzia, che può crescere con noi, diventare anche molto tech, ed essere il valore aggiunto delle nostre scelte. Vuole poi suggerire un concetto pop, di non-significato e di bizzarria. Oppure alla fine non significa niente ed è solo un nome carino e basta... Nel mondo trepuntozero siamo abbastanza refrattari alle regole!
Attraverso quali canali promuovi i tuoi lavori?
Con un negozio su Etsy.com. Uso anche i social network, ma più che per la promozione mi piace usarli per far capire come lavoro e quali sono le cose che mi piacciono.
Qual è la creazione a cui sei più legata?
Quella che devo ancora fare. Sento di aver compiuto appena un primo passo rispetto alle potenzialità di questo progetto. Il mio sogno è di riuscire a realizzare un toy che superi il metro di altezza. Per il momento sono arrivata a undici centimetri...c'è ancora un po' di strada da fare!
Hai qualche consiglio per un giovane che vorrebbe realizzarsi in ciò che gli piace fare?
Io consiglierei di intendere ogni percorso professionale come una serie di traguardi graduali, in cui aumentare di volta in volta la difficoltà. Trovo sia necessario rilanciarsi continuamente una sfida costruttiva anche quando non vediamo riscontri immediati da parte degli altri, e cercare di essere soddisfatti per ciò che si è raggiunto.
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