Intervista a Beatrice Olocco e Giovanna Ambroggi
19 giugno 2014
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Beatrice Olocco e Giovanna Ambroggi / Up-Plomb
Una sartoria, una scuola di cucito e un’associazione culturale. Up-plomb è tutto questo. Intervista a Beatrice Olocco e Giovanna Ambroggi. Entra in contatto con Beatrice e Giovanna
Beatrice Olocco e Giovanna Ambroggi sono due giovani veronesi che, stanche di lavori sottopagati e senza sbocchi professionali, hanno deciso di aprire una loro attività. Da Up-Plomb si creano abiti, accessori e complementi d’arredo. Beatrice e Giovanna sono due artigiane che grazie a passione ed esperienza hanno preso il coraggio a quattro mani e hanno messo in piedi un laboratorio creativo dove creano abiti e insegnano a crearli.
Ragazze, qual è il vostro lavoro?
Siamo sarte e modelliste. Ideiamo i capi, realizziamo i carta modelli e cuciamo. Un capo esce dalla nostra mente per finire indossato… per noi è magia! Adoriamo il nostro lavoro. Siamo artigiane, un po’ all’antica e un po’ moderne. Siamo maniacali nelle rifiniture: un capo deve essere più bello dentro che fuori! Però siamo sempre alla ricerca delle tecniche di taglio e cucito più all’avanguardia, più veloci. Sperimentiamo e ci mettiamo in gioco continuamente. Inoltre insegniamo. Up-plomb è un’associazione, e come tale si prefigge di promuovere e trasmettere l’arte del cucito. Teniamo corsi base e avanzati, dove insegniamo a realizzare abiti per sè in pochi mesi. È il modo più divertente per imparare un lavoro così faticoso. Ma la soddisfazione è tanta, e i nostri allievi sono entusiasti!
Quando e perché avete deciso di creare Up-plomb?
Abbiamo dato vita ad Up-plomb a fine estate 2013, anche se siamo realmente attive solo dal 2014. I tempi si sa sono duri, e dopo qualche esperienza lavorativa poco entusiasmante e un futuro molto incerto davanti, abbiamo deciso di provare a dare vita a un progetto nostro, spinte semplicemente da un forte desiderio creativo. Up-plomb è stato il nostro sogno per anni, che tutto d’un tratto è divenuto realtà. È bastato trovare lo spazio fisico che ci accogliesse (si tratta di Thimonnier a Verona, ndr) e raccogliere dopo tante fatiche l’entusiasmo di decollare.
Vi siete ispirate a qualche realtà straniera?
In realtà no, all’estero esistono veramente pochi brand di abbigliamento artigianali come noi. Oltre alla sartoria su misura, ci occupiamo personalmente anche della produzione di abiti, salopette, nello specifico, in serie, anziché affidarla a laboratori esterni. E tutto ciò fa una grossa differenza nella qualità del prodotto finito, che acquisisce un prezioso valore. Poi ovviamente per quanto riguarda le ispirazioni di stile, abbiamo diversi punti di riferimento qua e là.
Up-plomb è una sartoria, una scuola o un’associazione culturale?
Up-plomb è tutte e tre le cose!
Quali sono le tappe necessarie per aprire un’attività simile?
Sicuramente una buona base di conoscenze nel campo della sartoria e modellistica, senza le quali non saremmo in grado di essere competenti nel nostro campo e all’altezza dei nostri prodotti. E tutto questo grazie alle esperienze lavorative passate e soprattutto alle persone che ci hanno trasmesso questo mestiere. Poi serve tanto coraggio e uno spirito imprenditoriale medio-basso che per istinto di sopravvivenza sta mettendo le sue radici.
Da dove avete preso spunto per il nome?
Il nome fa riferimento all’aplomb francese e all’espressione “essere a piombo” che si usa a Verona. Sono espressioni che nascono dall’immagine del filo a piombo, strumento utilizzato nell’edilizia per determinare la verticalità della linea e principio fondamentale nella modellistica per dare la giusta caduta all’abito. Al di là dei tecnicismi, volevamo comunicare l’idea dell’equilibrio e della confidenza in sè, del controllo al di là degli estremi e delle idee scioccanti. Ma il nostro nome si scrive UP- PLOMB. E quell’up indica che siamo qualcosa in più, e che ci concediamo qualche volta di perdere l’equilibrio!
Chi si rivolge a voi?
Il target è parecchio ampio per quel che riguarda la sartoria su misura. Vestiamo principalmente ragazze anche se ogni tanto strappiamo la regola per vestire fidanzati, fratelli e amici maschi. La collezione delle salopette invece ha vestito ragazze tra i 25 e 40 anni, e anche qualche signora. Anche per i corsi il target medio è lo stesso, con un’altissima presenza femminile.
Come fate a promuovervi?
All’inizio per farci conoscere come realtà locale abbiamo fatto parecchia pubblicità cartacea nei negozi di tessuti e mercerie della città, affiancata a un’attività social, ovviamente. E poi attraverso i mercatini. Per ora abbiamo frequentato il Festival dell’handmade di Verona e il Bandloch di Bergamo, che sono andati molto bene e che ci hanno dato l’opportunità sia di vendere che di stringere legami.
Qual è stata la soddisfazione più grande?
È sempre la stessa, ogni volta che portiamo a termine un capo!
Quali progetti avete per il futuro?
A lungo termine, che la nostra attività si intensifichi e rafforzi maggiormente.A breve termine, prevediamo qualche collaborazione molto interessante con dei bei negozi in nord Italia, e poi, ovviamente, ci prepariamo al Natale.
Photo: Alessandro Ambroggi e Ludovico Chincarini, Cristina Fioraso, Ginevra Gadioli
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