Alessio Rocchi / LOHN – Little Objects for Huge Needs
2 luglio 2015
Il design alla portata di tutti. Intervista ad Alessio Rocchi, founder di LOHN – Little Objects for Huge Needs. Entra in contatto con Alessio
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Un improvviso cambio di rotta e si ritrova ad armeggiare con stampanti 3D e laser, con un occhio di riguardo per l’ecosostenibilità e prediligendo l’impiego di materiali riciclati (e riciclabili). Da un progetto digitale ad avere tra le mani un oggetto vero, il passo è breve, con la consapevolezza che “small is beautiful” e che si può rispondere alle esigenze dei clienti anche realizzando oggetti dai prezzi contenuti.
Alessio, ci racconti di te e del tuo percorso? Sono un maker di Firenze e la mia attività di designer è iniziata pochi anni fa, quando ho iniziato a partecipare ad alcuni concorsi. Sebbene venissi da un percorso di formazione come architetto progettista urbano, i miei studi non mi stavano dando grandi opportunità. L’anno in cui ho capito che avrei dovuto cambiare tutto quello che stavo facendo è stato il 2013, dopo essere stato selezionato fra i finalisti di un concorso in cui presentai una libreria tagliata a laser, la madre di tutto quello che è venuto successivamente. Così nacque il mio brand LOHN – Little Objects for Huge Needs. Con il marchio LOHN realizzo gioielli, accessori, gadget, complementi di arredo e piccoli mobili.
Tra le piattaforme di vendita online (quali Etsy, Dawanda, A Little Market, Miss Hobby, etc) e offline come mercatini e negozi tradizionali, quali di questi canali utilizzi o hai utilizzato in passato? Sto utilizzando tutti di tipi di piattaforme e da poco ho iniziato a frequentare i mercatini specializzati; fino a pochi mesi fa vendevo solo online e qualcosa nei negozi.
Riesci a quantificare in che percentuale usi questi canali? Attualmente la percentuale dei marketplace raggiunge l’80%, i mercatini sono al 15% e i negozi tradizionali occupano il restante 5%.
Quali sono i pro e i contro che hai riscontrato nei diversi canali? Il pro dei marketplace è sicuramente l’enorme visibilità che vetrine di questo tipo riescono a darti, mentre il contro è la difficoltà di comunicare al meglio, con immagini e parole, il reale valore dell’oggetto che stai vendendo a chi non lo può vedere e toccare dal vivo. Dei mercatini di handmade invece mi piace il contatto diretto con il cliente, aspetto che agevola la giusta percezione dell’oggetto e quindi facilita l’acquisto, mentre il problema è la scarsità di mercatini dove poter proporre i prodotti nel giusto contorno. Infine, per quanto riguarda i negozi tradizionali, di positivo c’è il rapporto diretto con il commerciante, che ha la sensibilità per capire cosa potrebbe vendere o no, ma l’aspetto negativo è che a volte, per essere competitivi, i negozianti devono mettere in vendita gli oggetti ad un prezzo troppo basso, penalizzando così il margine di guadagno.
In termini di risultati quindi su che percentuali si assestano? Direi che con i marketplace mi fermo al 10%, i mercatini arrivano al 60% e negozi mi danno il restante 30%
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